Di Alessandro
Salveti
Gli ultimi sette giorni in quota trattative è come
se non fossero mai passati.
Dopo l’esclusiva che abbiamo ospitato nello scorso
numero su queste colonne non ci sono state altre comunicazioni
ufficiali, nè da una parte nè tantomeno
dall’altra. Ho paura che a rimetterci sia solo il
Cassino.
Al di là dell’aspetto meramente tecnico che
tarda a prendere forma - circostanza che ho comunque esaminato
a colloquio con Corcione - non sono convinto della perdurante
attesa, e soprattutto dell’influsso che questa può
avere sugli umori della piazza. Il problema è che
la società azzurra ha ormai “conquistato”
una certa “fama”, e qualche ritardo, sebbene
fisiologico e comprensibile, può essere buono per
chiunque: a chi pensa male ma comunque per il bene del
Cassino come a chi pensa malissimo, predica ancora peggio
e lo fa solo per vendere qualche copia in più del
suo quotidiano. Mi venga consentito smentire in questa
sede i titoli apocalittici apparsi in settimana su un
giornale locale a firma di qualche avvoltoio forestiero,
censore delle cose azzurre senza mai aver visto il campo
di Cassino nemmeno in fotografia.
Non voglio che i semi gettati da questo signore germoglino
nelle menti dei
tifosi cassinati, che effettivamente dopo le voci che
si sono inseguite
nell’intera stagione potrebbero anche credere a
quest’ultima. Io preferisco
continuare a dare fiducia a Corcione.
Ha detto che sta pagando: pagherà, lo ha sempre
fatto! Ha detto che l’iscrizione al prossimo torneo
è garantita: nessuno si permetta di non prendere
le sue parole come Vangelo! E’ il patron e dunque
nessuno più di lui ha il polso della situazione
azzurra: nessuno continui a parlare a vanvera riguardo
la questione.
Non è nè il luogo nè soprattutto
il momento. Spero tra sette giorni di salutare la chiusura
di ogni trattativa societaria, nel benissimo (con i nuovi
soci) o nel bene (con Ciro ancora da solo).
A proposito di chiusure: scoop nello scoop, ho appreso
assieme a voi la scorsa settimana della probabile partenza
di Angelo Raia e Guido Gatti. Non si tratta di due partenze
qualunque, ma del saluto ai due giocatori che nelle ultime
annate hanno incarnato più di chiunque altro lo
spirito cassinate in campo. Se davvero è scritto
che la nostra avventura debba finire qui, sappiate che
nessuno potrà togliermi l’orgoglio di aver
tifato per dei grandi campioni, dei professionisti esemplari,
degli uomini veri. Buona fortuna, ragazzi.