| A
parer mio..di A.Salveti |
La
classe operaia va in paradiso.
Non è bello, non è nobile, non è
avvincente. Ma vince, e tanto basta. La vittoria del
Cassino sulla Cisco Roma ha visto scontrarsi due compagini
diametralmente agli antipodi: i blasonatissimi romani,
“patrizi” nel senso più aristocratico
del termine, pieni di boria e di sè stessi, hanno
dovuto lasciare il campo a capo chino davanti ad un
team azzurro che, pur avanzando con la nuova gestione
pretese di nobiltà e ambizioni da “grandeur”,
mantiene intalterati animo “plebeo”, grinta,
voglia di vincere.
Per mantenere la consueta metafora - che ha fatto arrabbiare
qualcuno - è proprio questa la peculiarità
dei piatti cucinati da quel “certo” cuoco
che sappiamo noi: posseggono (il più delle volte!)
la sua stessa rabbia agonistica. E vincono con il cuore.
Allo stesso “cuoco” diamo atto, per chiudere
definitivamente la storiella, che stavolta la ciambella
è riuscita. Aggiungeremmo pure il fatidico “con
il buco” ma qualche malizioso potrebbe male interpretare
e farci tornare punto e daccapo.
Per sgombrare il campo da ogni possibile parafrasi,
si puntualizza che ogni qual volta in tavola sono serviti
i tre punti la cosa è sempre positiva, e che
siamo i primi ad auspicare all’allenatore tutti
i successi di questo mondo, considerato pure come una
circostanza del genere come implichi stessa sorte pure
per il Cassino.
Gli scrittori sudamericani - pallonari, ma non solo
- Soriano e Galeano ci hanno raccontato, nei loro amarcord
del calcio romantico di una volta, della bellezza del
cosiddetto “gol olimpico”: si tratta di
quella rete che viene segnata direttamente dalla bandierina
del corner, ed è considerata già dalle
origini del football come una magia irripetibile ed
un gesto da fuoriclasse. Pensate se avessero visto giocare
Carcione. Gastronomicamente parlando, “la ciliegina
sulla torta”.